I RISVOLTI DELLA BREXIT
Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, avvenuto nel 2021, sono sorte alcune particolarità fiscali circa scambi dell’Italia con quest’area.
I servizi generici prestati verso un soggetto passivo del Regno Unito rimangono esclusi da IVA ex art. 7-ter del DPR 633/72, ma in fattura deve essere inserita la dicitura “operazione non soggetta”, con causale fattura elettronica N2.1. Difatti tale operazione non è più una prestazione di servizio intracomunitaria. Non è più dovuta neppure la compilazione dell’INTRASTAT.
I servizi generici ricevuti da un soggetto passivo del Regno Unito non comportano più l’integrazione con IVA della fattura ma l’emissione di un’ autofattura con applicazione dell’IVA, in quanto si tratta di prestazioni extra-UE.
Altra questione riguarda invece gli scambi di beni, perché l’Irlanda del Nord per tale ambito è considerata ancora paese comunitario. Pertanto gli acquisti e le cessioni di beni verso l’Irlanda del Nord sono intracomunitari. I primi comportano l’integrazione con IVA della fattura di acquisto con il meccanismo della inversione contabile, mentre i secondi configurano una cessione non imponibile in Italia ex art. 41 del DL 331/93. Al contrario, le stesse operazioni intrattenute con la Gran Bretagna (quindi con Inghilterra, Scozia e Galles) hanno valenza di esportazioni ed importazioni.
Articolo a cura dello Studio Emme Uno Srl, pubblicato in data 24/06/2025